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Coronavirus, Gori ammette: “Abbiamo sbagliato ma adesso facciamo così. Oggi il dramma è uno…”

Coronavirus, Gori, sindaco di Bergamo ammette di aver sbagliato ma adesso sembra avere le idee chiare, lo racconta a ‘Il Corriere della Sera’

Coronavirus, Gori ammette: “Abbiamo sbagliato ma adesso facciamo così. Oggi il dramma è uno…”. Giorgio Gori è il sindaco di una città la cui provincia ha il record di contagiati da coronavirus (1.472), i morti sono già 116. A tal proposito il primo cittadino di Bergamo ne parla ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’.

«Ancora oggi ci sono imprenditori importanti che mi chiamano, spaventati dai danni economici di uno stop totale. Ma rispondo che o fermiamo tutto, o rischiano di perdere tutto. Anche i loro operai. Spero che il governo accolga questa richiesta. Ma la chiusura va sostenuta con misure economiche concrete».

Come reagisce Bergamo?
«La cosa positiva è che nelle ultime 72 ore c’è una consapevolezza diffusa della gravità della situazione. I negozi e molte imprese hanno deciso di chiudere. È l’unica strada, come ci indicano i dati della zona rossa lodigiana».

Cosa fa più paura, oggi?
«La crescita del contagio non si ferma. Gli ospedali vanno ringraziati per lo sforzo incredibile che stanno sostenendo, ma sono in grande difficoltà. Cosa succederà tra una settimana? Oggi il dramma è non poter curare gli ottantenni. Io ho due genitori anziani, sono molto preoccupato. Ma tra dieci, venti giorni rischiamo di non avere respiratori per persone giovani».

Riesce a prendere sonno pensando di aver invitato i cittadini a vivere la città, nelle prime fasi dell’epidemia?
«Io, come altri, in un primo momento non avevamo gli elementi per capire la gravità di una situazione mai vista. Forse solo qualche epidemiologo era già in grado di prevedere quello che sta succedendo ora».

Però nelle ore in cui lei e il sindaco di Milano Beppe Sala lanciavate hashtag ottimisti, il primario degli Infettivi di Bergamo Marco Rizzi diceva che i posti letto non sarebbero bastati.
«Ci siamo arrivati per gradi, erano iniziative fatte non per stupidità, ma perché prevaleva la paura delle ricadute economiche. Oggi sappiamo che se le misure attuali fossero state prese due settimane fa avremmo risparmiato molti morti e gli ospedali sarebbero stati in grado di gestire meglio l’epidemia. La polemica però la faremo dopo. Ci interessa davvero, ora? A me no».

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