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Salute

Test del sangue può prevedere il rischio di cancro ai polmoni fino a 5 anni prima dei sintomi: la scoperta

Test del sangue può prevedere il rischio di cancro ai polmoni fino a 5 anni prima dei sintomi: la scoperta. Un nuovo studio internazionale suggerisce che un test del sangue può prevedere il rischio di cancro ai polmoni con oltre cinque anni di anticipo rispetto alla diagnosi clinica, aprendo prospettive inedite nella prevenzione di una delle malattie oncologiche più letali al mondo. Il tumore al polmone rappresenta infatti la principale causa di morte per cancro a livello globale e viene spesso individuato quando è già in fase avanzata, riducendo sensibilmente le possibilità di trattamento efficace e di sopravvivenza a lungo termine.

La ricerca è stata condotta dall’University College London e dal Francis Crick Institute ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cell. Gli scienziati hanno identificato una firma biologica composta da 14 proteine presenti nel plasma sanguigno che, insieme a informazioni come età, abitudine al fumo e precedenti malattie polmonari, permette di stimare il rischio futuro di sviluppare un tumore polmonare.

Per arrivare a questo risultato sono stati analizzati campioni di plasma provenienti da oltre 48.000 partecipanti della UK Biobank. I dati sono stati elaborati attraverso tecniche di apprendimento automatico e successivamente validati in otto differenti gruppi di studio distribuiti in varie aree del mondo. Alla ricerca hanno collaborato più di 80 studiosi appartenenti a istituzioni presenti in cinque continenti, un elemento che rafforza la solidità dei risultati ottenuti.

L’aspetto più rilevante

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine riguarda la natura della firma proteica individuata. Secondo gli autori, essa non deriva direttamente dalla presenza di un tumore già formato, ma riflette uno stato infiammatorio alterato del polmone che precede l’insorgenza della malattia. In altre parole, il sangue mostrerebbe segnali biologici riconoscibili diversi anni prima che il cancro si manifesti clinicamente.

Lo studio ha inoltre evidenziato il ruolo di alcuni fattori ambientali. Inquinamento atmosferico e fumo di sigaretta sarebbero infatti associati a questo ambiente infiammatorio precoce. I ricercatori hanno osservato che l’esposizione agli inquinanti può aumentare i livelli di specifiche proteine e favorire la presenza di cellule polmonari anomale collegate allo sviluppo del tumore. Questi risultati si collegano a precedenti lavori dello stesso gruppo che avevano già indicato l’inquinamento come una possibile causa del cancro ai polmoni anche tra persone che non hanno mai fumato.

La ricerca rientra nel programma internazionale TRACERx, dedicato allo studio dell’evoluzione del tumore polmonare e guidato dal professor Charles Swanton. Secondo lo studioso, la scoperta potrebbe avere per la prevenzione oncologica un impatto paragonabile a quello che le statine hanno avuto nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Attualmente, infatti, non esiste un equivalente consolidato per identificare e trattare preventivamente le persone maggiormente esposte al rischio di tumore al polmone.

Possibilità di utilizzare farmaci capaci di bloccare l’interleuchina IL-1β

Gli autori ritengono che questa firma biologica possa migliorare la selezione dei soggetti da coinvolgere negli studi di prevenzione e consentire in futuro interventi più mirati. In particolare, viene citata la possibilità di utilizzare farmaci capaci di bloccare l’interleuchina IL-1β, una molecola coinvolta nei processi infiammatori. Studi precedenti, tra cui il trial CANTOS, avevano già mostrato una riduzione dell’incidenza del cancro polmonare nei pazienti sottoposti a questo tipo di trattamento.

Tra i protagonisti del lavoro figura anche Tej Pandya, che ha sottolineato come l’uso dell’intelligenza artificiale abbia consentito di individuare una firma proteica capace di anticipare il rischio oncologico con largo anticipo. Secondo i ricercatori, il valore principale della scoperta risiede proprio nella possibilità di intervenire prima che la malattia compaia.

Sebbene siano necessari ulteriori studi, valutazioni di costo-efficacia e conferme cliniche prima di un impiego diffuso, i risultati indicano una nuova direzione per la medicina preventiva. L’integrazione tra biomarcatori ematici, analisi dei big data e apprendimento automatico potrebbe consentire in futuro programmi di monitoraggio più accurati, trattamenti preventivi personalizzati e una maggiore attenzione ai fattori ambientali modificabili, come il fumo e l’esposizione all’inquinamento.

La ricerca offre così una prospettiva innovativa: non limitarsi a diagnosticare precocemente il tumore al polmone, ma individuare e contrastare il rischio quando la malattia non si è ancora sviluppata.

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