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Spettacolo

Alma Jodorowsky si racconta: “Io Parigina ma adoro Napoli. Dai miei genitori ho imparato una cosa importante”

Alma Jodorowsky si racconta. L’attrice francese parla della sua vita privata e professionale in un’intervista ai microfoni di Io Donna

Alma Jodorowsky si racconta: “Io Parigina ma adoro Napoli. Dai miei genitori ho imparato una cosa importante”. L’attrice francese parla a tutto tondo della sua vita privata e professionale in un’intervista rilasciata ai microfoni del collega Stefano Montefiori per ‘Io Donna’.

Quando ha posato per le prime fotografie?
“Ho cominciato qualche anno fa, e poi ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare presto per Chanel e per Karl Lagerfeld, che mi ha chiesto di partecipare al suo libro The Little Black Jacket”.

Com’è stato l’incontro con il grande Karl?
“Magnifico, perché io ero ovviamente emozionata ma lui era pieno di attenzioni, educato, gentile con tutti. Si sentiva che voleva che tutti fossero a loro agio, era il suo modo per fare bene le cose, è stato molto incoraggiante”.

E come è stata reclutata?
“Le persone di Chanel mi hanno visto nel film La vita di Adele di Abdellatif Kechiche, dove ho un ruolo secondario nella parte iniziale, quella che si svolge nel liceo”.

Come sono andate le riprese di quel film? Ha suscitato molte polemiche per le scene di sesso tra le due protagoniste Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos…?
“Nel mio caso è andato tutto bene anche perché ho recitato nelle scene a scuola, che sono sicuramente meno intense e difficili. Sul set c’era una bella atmosfera, in quel liceo abbiamo fatto gruppo con gli altri attori e le comparse, per me è stata una bella esperienza”.

Non era il suo primo film giusto?
“No infatti, ho cominciato a 14 anni in un telefilm di Benoit Jacquot, Gaspard le Bandit”.

Non ha mai pensato di scegliere un’altra carriera, diversa da quella dei suoi genitori Brontis Jodorowsky e Valérie Crouzet, anche solo per ribellarsi a loro?
“Veramente no, perché non mi è capitato di attraversare una fase di ribellione nei loro confronti. Anche durante l’adolescenza, il periodo critico in cui tutti si aspettavano che avessi le solite crisi, come succede spesso, non ricordo difficoltà tra me e loro. Da bambina mi portavano sul set o a teatro. Ero un po’ sballottata… ma mi piaceva e ho sempre avuto molto rispetto per quello che facevano”.

Che cosa le piaceva?
“Il mestiere di attore è senza dubbio affascinante, ma credo che ci fosse dell’altro. I miei genitori amavano il loro lavoro, e si vedeva. Non è un lavoro per tutti e non tutti hanno la forza, la voglia o la fortuna di inseguire i propri sogni e fare quel che vogliono nella vita. Io ho avuto il loro esempio, ho visto che era possibile, e ho voluto farlo anche io”.

Alma Jodorowsky si racconta

Quanto c’è di lei nell’immagine che offre alla macchina fotografica o alla cinepresa?
“Non saprei dire quanto ma di sicuro c’è una parte importante che è autobiografica, anche a livello inconscio. Credo sia lo stesso per gli attori e gli scrittori, che magari scrivono di tutt’altro ma inevitabilmente mettono la loro personalità e il loro vissuto nella storia”.

Di recente lei ha recitato nella serie La vie devant elles, saga famigliare nel bacino minerario del Nord, e nel film Le choc du futur su una musicista che si dedica alla musica elettronica dominata dagli uomini. In entrambi i casi le storie si svolgono negli anni Settanta. È una coincidenza?
“Può darsi ma non solo, perché gli anni Settanta mi interessano molto, mi affascinano la moda, il design, la fotografia e le luci di quel periodo. E sono di quell’epoca anche i miei film preferiti: Io e Annie di Woody Allen, Chinatown di Roman Polanski, Una moglie di John Cassavetes, Lo specchio di Andrei Tarkovski, o, in generale, i lavori di Eric Rohmer”.

Dopo i film preferiti, ha un’attrice che considera un modello?
“Mi vengono in mente Juliette Binoche e Catherine Deneuve. Sono entrambe attrici che hanno scelto film molto coraggiosi, hanno interpretato ruoli assai differenti e hanno saputo comunque conservare un lato un po’ misterioso”.

Entrambe hanno preso posizione, in modi diversi, nelle polemiche a proposito del movimento #MeToo e della sua versione francese, #BalanceTon Porc. Lei che cosa ne pensa?
“Sono a favore di una totale libertà di parola da parte delle donne, spero solo che si vada avanti. Le donne devono continuare a battersi e prepararsi al possibile contraccolpo, alla reazione contraria, come è successo in molte parti del mondo. Per esempio con le leggi sull’aborto in alcuni stati americani. Spero che gli uomini ci aiutino, e che si avanzi insieme. Dopodiché capisco anche il pericolo di una caccia alle streghe e di altri eccessi che vanno condannati. Ma è una battaglia giusta”.

A lei è capitato di subire molestie o ricatti sul luogo di lavoro, nel cinema o nella moda?
“Non particolarmente, ma il problema è più ampio. Le donne vivono ogni giorno sulla loro pelle il rischio di essere infastidite, molestate o addirittura aggredite. Sono livelli di gravità diversi, evidentemente, ma l’essere avvicinata in modo spiacevole è toccato anche a me, come a tutte, e non è giusto”.

Lei si sente parigina? E oltre che nell’immaginario, la figura della “parigina” esiste nella realtà?
“Mi fa un po’ sorridere, perché mi fa pensare a un film della Nouvelle Vague, a Truffaut o Godard. Ma in tutti i luoghi comuni c’è una parte di verità e alla fine non mi dispiacciono. Anzi, ci cado anche io: se penso all’Italia, a Napoli e a Procida che adoro, mi vengono in mente gli spaghetti alle vongole, è più forte di me. E quando torno a Parigi dopo un soggiorno all’estero mi piace mangiare formaggio e bere vino rosso. Sono nata qui, ci sono cresciuta, adoro Parigi”.

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