Maria Chiara Giannetta: “Maternità? Ho cambiato il modo di affrontare l’argomento. Il successo non è mai stato il mio obiettivo”. Maria Chiara Giannetta sulla maternità, e non solo. L’attrice foggiana, 34 anni, spiega i motivi per i quali ha cambiato modo di affrontare l’argomento in una intervista a “7” per ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Maria Chiara Giannetta parla della maternità partendo da una frase che aveva pronunciato tempo fa, «un figlio se arriverà, arriverà; se no, ciao». I mesi di lavoro su due ruoli di aspiranti madri, racconta, non l’hanno portata a una risposta definitiva, ma le hanno confermato che non vuole obbligarsi a trovarne una. «Più che portarmi a una risposta, mi hanno confermato che non voglio obbligarmi ad averne una. Siamo talmente tutti diversi: affrontiamo coppia, maternità, convivenza in modo personale e quindi non ci sono risposte. Mai. E questa è la mia prerogativa: non le voglio queste risposte. Perché più si cercano, più si aprono altre ventimila domande. Sul diventare madre, per anni, ho ascoltato più quello che ci si aspettava da me che quello che sentivo e, infatti, andavo nel pallone. Oggi, preferisco vivere, ascoltarmi e lasciare aperte tutte le possibilità. Ho una nipotina di un anno e stare con lei mi ha riacceso la speranza di vivere il presente pensando anche al futuro degli altri. Ma ho capito anche che non è necessario che un bambino sia tuo per provare responsabilità e amore».
Maria Chiara Giannetta: “Maternità? Ho cambiato il modo di affrontare l’argomento”
Proseguendo nel racconto, Giannetta riflette sul fatto che essere la maggiore di quattro figli non ha influenzato lucidamente il modo in cui immaginava il futuro, ma forse lo ha fatto in modo inconscio. «Lucidamente direi di no, ma inconsciamente credo di sì. Più che un vero desiderio, era l’aspettativa che la vita funzionasse così: famiglia, figli. Poi ne ho parlato con i miei e loro mi hanno risposto: “Ma chi te l’ha chiesto? Devi fare quello che vuoi”. A volte, costruiamo da soli delle aspettative pensando che arrivino dall’esterno. E, prima, quando dicevo che i figli potevano aspettare o che non sapevo se li volevo, mi sentivo giudicata, ora il giudizio non lo percepisco più: se c’è, non lo sento, non mi interessa. È un salto che sento in tante mie coetanee. Non è mai successo che un’amica con figli si permettesse di dire: non sai che ti perdi. C’è molto rispetto per le scelte altrui. “Rispetto” è una parola che ci appartiene molto: siamo una generazione maledetta che sta nel mezzo di una rottura e non ha ancora tutti gli strumenti per abbattere gli schemi».
I due film
Guardando ai progetti imminenti, l’attrice sarà protagonista di due film che affrontano lo stesso tema da prospettive diverse: un figlio che non arriva e mette alla prova la coppia. Racconta che «Nella Sindrome degli amori passati, Eva e Nicola non riescono ad avere figli. Una scienziata americana li convince che, per riuscire a concepire, devono smettere di avere rapporti tra loro e tornare a letto con tutti i rispettivi ex. È una commedia surreale, delicata e molto divertente. Chiara Malta, che vive e lavora in Francia, le ha dato un’atmosfera piuttosto insolita per il cinema italiano. Rivedere gli ex costringe i protagonisti a domandarsi chi erano, chi sono diventati e se desiderano davvero quel figlio. In Noi un po’ meglio, invece, interpreto Lucia, una donna sterile che non vuole bambini, ma s’innamora di Simone, che vuole una famiglia numerosa, e insieme decidono di tentare l’adozione. Però, per adottare, devi dimostrare di essere idoneo, coinvolgere i parenti, lasciare che le istituzioni entrino nella tua vita privata, economica ed emotiva. Lucia e Simone temono di essere considerati inadatti e cercano quindi di mostrarsi “un po’ meglio” di come sono. Ma proprio questo tentativo fa emergere aspetti dell’uno che l’altro non conosceva e mette in crisi la coppia. In entrambi i film, quindi, la maternità è il detonatore che costringe la coppia a confrontarsi coi propri problemi».
Maria Chiara Giannetta: “Avevo sviluppato un rapporto tossico con Instagram”
Giannetta spiega poi che alle risposte preferisce le domande, soprattutto quelle sul modo in cui viviamo oggi: «Mi interrogo soprattutto sul modo in cui viviamo: l’iperproduttività, la necessità di essere sempre in performance, l’iperinformazione e questa falsa sensazione di essere liberi di poter fare tutto. In realtà, quando non ci sono più limiti, ci si perde nei meandri delle possibilità e non ci fermiamo mai. Ma se non ti fermi, non contempli e non riesci neppure a farti delle domande. Invece io cerco di fermarmi, leggo tanta psicologia e filosofia. E provo a spegnere le informazioni e questo cavolo di cellulare».
Il rapporto con il telefono, infatti, era diventato problematico: «Ho dovuto impormelo. Avevo sviluppato un rapporto tossico con Instagram: appena mi annoiavo lo aprivo e subito mi accorgevo che era passata un’ora e mezza. Da bambine, ci annoiavamo moltissimo e proprio per questo inventavamo e creavamo. Per interrompere il meccanismo, ho cancellato il profilo».
Maria Chiara Giannetta: “Successo? Non è mai stato il mio obiettivo”
E quando si parla del fatto che Instagram sia uno strumento di lavoro per un’attrice, lei risponde: «Sì, ma io su Instagram non ci so stare. Ho provato, poi ho detto: ragazzi, non sono capace. Ora, l’ho riattivato, ma compare Blanca quando devo promuovere Blanca, Rosa Elettrica quando esce Rosa Elettrica. Non ci metto la mia vita né faccio l’influencer. Ci sono giornate in cui non lo apro e momenti in cui dimentico dove ho lasciato il telefono. Quando succede, penso: oggi ho fatto un buon lavoro. Poi giro per casa gridando: “Ehi, Siri”, finché mi risponde».
Infine, ripercorrendo gli inizi, ricorda che a quattordici anni si iscrisse a un corso di teatro a Foggia perché passava i pomeriggi guardando serie tv. «No, assolutamente. M’iscrisse mia madre perché passavo i pomeriggi guardando serie tv. E in realtà fatico a immaginarlo perfino adesso, perché il successo non è mai stato il mio obiettivo. Questo resta un lavoro, con le bollette da pagare, e può finire da un momento all’altro: per una scelta di altri, ma anche mia. Cerco di capire passo dopo passo come mi sento, che cosa voglio fare e dove voglio andare, senza un progetto rigido. Potrei incontrare qualcosa che mi appassiona più della recitazione e cambiare strada. Intanto, dopo anni di lavoro quasi ininterrotto, mi sono concessa per la prima volta una pausa volontaria».
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